Screening mammografico e disparità territoriali: perché l’equità di accesso è fondamentale nella prevenzione del tumore al seno
30 Marzo 2026

Screening mammografico e disparità territoriali: perché l’equità di accesso è fondamentale nella prevenzione del tumore al seno

In Italia persistono forti differenze nella partecipazione ai programmi di screening, legate a fattori territoriali, socioeconomici e culturali. Le unità mobili di mammografia rappresentano uno strumento strategico per ridurre le disuguaglianze e raggiungere le popolazioni più difficili da coinvolgere.

I dati PASSI (ISS) mostrano un’Italia divisa: la copertura dello screening mammografico è dell’86% nel Nord, 80% nel Centro e 62% nel Sud. Le differenze sono determinate da barriere economiche, logistiche e dalla minore presenza di strutture specializzate.

Le donne migranti partecipano meno ai programmi di screening, con un divario che arriva fino al 50% rispetto alle donne nate in Paesi ad alto sviluppo. Le unità mobili (MMUs) aiutano ad abbattere ostacoli e ad aumentare la copertura nelle aree più svantaggiate.

Garantire un accesso equo ai programmi di screening mammografico è una delle principali sfide della prevenzione oncologica in Italia. I dati del sistema di sorveglianza PASSI (Istituto Superiore di Sanità) evidenziano un quadro chiaro: la partecipazione allo screening varia significativamente da Nord a Sud, riflettendo differenze strutturali, socioeconomiche e culturali.

Nel Nord Italia, l’adesione raggiunge l’86%, grazie a una maggiore presenza di centri specializzati, infrastrutture più sviluppate e reti territoriali più capillari. Nel Centro, la copertura scende all’80%, mentre nel Sud e nelle Isole si ferma al 62%, in parte a causa di servizi meno diffusi, difficoltà nei trasporti e minore disponibilità di percorsi organizzati.

Queste disuguaglianze riflettono non solo differenze nella rete sanitaria, ma anche variabili sociali, culturali ed economiche che influenzano la capacità di accesso delle persone ai programmi di prevenzione.

Migranti: un divario ancora più marcato

In Italia, le donne migranti rappresentano circa il 9% delle persone invitate ai programmi di screening mammografico. Tuttavia, i dati mostrano una significativa differenza nei tassi di partecipazione:

  • 57% tra le donne nate in Paesi a sviluppo avanzato (Italia compresa)
  • 45% tra le donne provenienti da Paesi a forte pressione migratoria

Una differenza che equivale a un 28% in meno di adesione.

Il divario è presente anche nel Nord, ma diventa ancora più ampio nel Centro e nel Sud, dove la partecipazione delle donne migranti è inferiore del 50% rispetto a quella delle donne nate in Paesi più sviluppati.

Le unità mobili: portare la prevenzione dove serve

I dati rendono evidente quanto sia cruciale portare lo screening direttamente nei territori in cui la partecipazione è più bassa. Le unità mobili di mammografia (MMUs) rappresentano uno strumento estremamente efficace per superare barriere economiche, linguistiche, culturali e logistiche:

  • raggiungono aree isolate o con scarse infrastrutture
  • favoriscono l’adesione delle donne con difficoltà di spostamento
  • aumentano la copertura nelle popolazioni più vulnerabili
  • riducono l’impatto delle disuguaglianze territoriali

Queste tecnologie itineranti consentono di avvicinare lo screening a chi, per vari motivi, non riuscirebbe a partecipare ai programmi tradizionali, diventando un alleato essenziale per una prevenzione equa e capillare.

Did you know?

L’equità nell’accesso allo screening è fondamentale per ridurre la mortalità.

Molte associazioni e reti sanitarie regionali offrono prestazioni gratuite tramite unità mobili, contribuendo ad aumentare la partecipazione e a colmare i divari territoriali.

Fonti:
Istituto Superiore di Sanità EpiCentro – L’epidemiologia per la sanità pubblica
Osservatorio Nazionale Screening
GISMa – Linee di indirizzo 2025